domenica 29 marzo 2015

HO COLTIVATO IL MIO GIARDINO DI MARELLA AGNELLI CARACCIOLO DI CASTAGNETO

il giardino di fasti floreali

Già presente da qualche tempo sugli scaffali delle librerie, un bellissimo libro fotografico di Interni; non è il semplice libro di raccolta di immagini, ma è una raccolta di immagini delle case di una donna. Si tratta delle dimore, perché di semplici case non si tratta, di Marella Caracciolo dei Principi di Castagneto in Agnelli.
Da dire immediatamente che il libro dal titolo non originale "Ho coltivato il  mio Giardino" è anche la storia della donna Marella come persona, come fotografa e designer, come rappresentante di un certo mondo italiano e cosmopolita, anche al di sopra delle righe.
Questo preambolo perché il nome della famiglia Agnelli è indissolubilmente legato al contenuto e alle immagini, quindi sottoposto ad un nostro giudizio su questa importante casata di industriali; ma sarebbe un vero peccato se fossero le nostre simpatie o antipatie a guidare la scelta sulla voglia di sfogliarlo.
Partendo dalle origini della famiglia di Donna Marella, si viaggia all'interno delle stanze e dei giardini, delle case di proprietà distribuite in varie regioni ed ognuna è raccontata nel proprio ambito, nel tempo in cui si colloca ed con un corollario di pensieri e personaggi; tutto all'interno di un arco temporale molto lungo in cui il filo conduttore resta Marella Agnelli.

il giardino di fasti floreali

il giardino di fasti floreali

il gioardno di fasti floreali
 
IL TITOLO
Il giardino coltivato da Candido (il personaggio famosissimo di Voltaire) rappresenta una metafora. E’ il giardino delle proprie qualità personali, che richiede di essere messo a frutto, senza troppo parlare, ma utilizzando la concretezza derivata da conoscenze ed abilità: quando si posseggono veramente. 

RISVOLTO
Marella Agnelli è il raro caso di una persona che è uno stile, un modo di essere. Fin da quando Richard Avedon la fissò in un celebre ritratto e la definì «il cigno» – definizione poi ripresa da Truman Capote –, Marella Agnelli ha attraversato le fasi più turbolente e affascinanti del secondo Novecento con passo leggero e somma eleganza, sempre «coltivando il suo giardino», dando forma a luoghi e case, nonché a orti e parchi, applicando ovunque il suo tocco sobrio e ammaliante. E in questo libro per la prima volta racconta, in conversazione con la nipote Marella Caracciolo Chia, come tutto questo è avvenuto – e ancora una volta si riconoscerà qui il suo timbro inconfondibile.
Una delle foto scattate da Richard Avedon è attualmente in mostra presso la Galleria Gagosian di Via Francesco Crispi a Roma; un accenno lo potete trovare in questo post:
 http://www.adelphi.it/libro/9788845929434


il giardino di fasti floreali


IL GIARDINO COME OPERA D'ARTE
Il giardino come opera d'arte, come impegno e cura delle cose amate, come realizzazione di un sogno, il giardino come metafora della vita. ''Nel corso della mia vita, nei momenti difficili, mi sono spesso rifugiata in giardino. Il contatto con la natura, con la pianta viva, mi è stato e continua a essermi di grande conforto'', spiega Marella Agnelli. Da tutta questa passione e calma ritrovata nasce Ho coltivato il mio giardino, un volume biografico scritto con la nipote Marella Caracciolo Chia, dalla straordinaria illustrazione fotografica che esce in Italia il 14 ottobre per Adelphi (304 pagine, 55 euro), in contemporanea con l'edizione Americana, edita da Rizzoli US e intitolata The Last Swan, dopo tre anni di lavoro.
http://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/libri/2014/10/04/marella-agnelli-il-mio-giardino-il-sogno-di-una-vita-_29b1c489-444e-44c4-bc4a-ff5b699cf403.html
Biografia
Nata a Firenze da una famiglia dell'allora antica aristocrazia napoletana, in gioventù vive in diversi paesi d'Europa al seguito del padre diplomatico, Filippo Caracciolo di Castagneto. La madre Margaret Clarke è statunitense di Peoria (Illinois). Un suo fratello, Carlo Caracciolo, è stato fondatore insieme ad Eugenio Scalfari del gruppo editoriale l'Espresso-La Repubblica. Un altro fratello, Nicola Caracciolo, è giornalista, studioso di storia contemporanea e autore televisivo.
Il 19 novembre 1953 Marella Caracciolo sposa Gianni Agnelli nel castello di Osthoffen, a Strasburgo, in Francia, dove il padre era il rappresentante diplomatico italiano presso il Consiglio d'Europa. Madre di Edoardo morto suicida e di Margherita Agnelli, ha diversi nipoti: i fratelli Jaki e Lapo, componenti dell'attuale board di FIAT e della Juventus calcio, Ginevra, Pietro, Sofia, Maria, Anna e Tatiana.
La gioventù tra l'Europa e gli Stati Uniti
In gioventù, dopo aver seguito gli studi superiori e conseguito il diploma in Svizzera, ha frequentato l'Académie des beaux-arts e quindi l'Académie Julian di Parigi. Ha intrapreso l'attività di fotografa a New York, lavorando con Erwin Blumenfeld, e in seguito, rientrata in Italia, ha lavorato saltuariamente come redattrice e fotografa per la casa editrice di Vogue, la Condé Nast_
 


 

Il giardinaggio

Appassionata di giardinaggio, è nota per aver curato la progettazione di giardini nelle sue dimore, Villa Frescot sulla collina di Torino e Villar Perosa nei pressi di Torino e quella di Marrakech in Marocco, dove vive stabilmente dal 2005. Trasformando poi il suo hobby in una professione, ha realizzato diversi libri di giardinaggio e fotografia, tra cui due libri sull'oasi di Ninfa, situata nella tenuta Caetani di Cisterna di Latina.
È membro dell’International Council del MOMA di New York, del Tate International Council di Londra, del Board degli Amici dei Giardini Botanici Hanbury ed è presidente dell’Associazione Amici Torinesi Arte Contemporanea.

I ritratti

È stata fotografata da alcuni fotografi fra i quali Clifford Coffin, che la ritrasse insieme ad altre dame dell'aristocrazia romana per l'edizione del 1º marzo 1949 di Vogue USA, e Richard Avedon che, riferendosi al suo collo fine e allungato, la soprannominò "il cigno''_
È stata ritratta anche da Andy Warhol, che la inserì insieme al marito in una delle sue famose serie di serigrafie colorate.
Ha avuto modo di frequentare numerosi personaggi del mondo dell'arte e della letteratura. Tra questi, lo scrittore statunitense Truman Capote, la cui amicizia è stata richiamata anche nel film statunitense Infamous, nel quale il ruolo di Marella è interpretato dall'attrice Isabella Rossellini.
 
 
Una parte dei testi è originale, altra parte è tratta da varie fonti di cui si citano i rispettivi link; le immagini sono tratte dal web e dalla rivista Ville e Giardini Dicembre 2014.
 
 
 
il giardino di fasti floreali

mercoledì 18 marzo 2015

Chi non conosce ELENA FERRANTE?

Io non ho letto (ancora) Elena Ferrante
Sono circondata da Elena Ferrante
Io leggerò Elena Ferrante
Il Giardino di Fasti Floreali

Mai come in questo periodo mi sento accerchiata; sia che chieda un consiglio su un libro da leggere, sia che passi davanti una vetrina di libreria, sia che legga un giornale, il nome che risuona impetuoso è sempre lo stesso: Elena Ferrante. Addirittura la mia vicina di posto del tutto casuale di FrecciaRossa, risulta essere completamente risucchiata da "Un'Amica Geniale" di Elena Ferrante.
A questo punto, date le circostanze Bisogna fare qualcosa e quindi, diamo il via a delle ricerche che mi permettano almeno di approcciare al fenomeno del momento!

Attingo per prima da Daria Bignardi, attraverso il suo blog Barbablog su Vanity Fair, con una frase piena di ottimistiche aspettative:
"...Ho letto la tetralogia tutta d’un fiato in una dozzina di giorni e ancora me li ricordo: sono stati giorni bellissimi...."
 
inoltre:
".....Roberto Saviano ha ragione, come ha scritto sabato su Repubblica, a voler candidare Elena Ferrante allo Strega, e Elena Ferrante ha fatto bene ad accettare oggi, sempre su Repubblica, la candidatura. Non solo per movimentare un premio impolverato e sparigliare le logiche di spartizione, ma anche e soprattutto perché la tetralogia dell’Amica geniale – in particolar modo l’ultimo volume Storia della bambina perduta – merita di vincere, e se anche non vincesse sono certa che sarebbe il libro più venduto tra quelli che parteciperanno al premio: scommettiamo...?"

chiaramente l'identità nascosta:
".......Impossibile non interrogarsi sull’identità di Elena Ferrante come lei chiede. Prima di tutto sul suo sesso: può una donna descrivere le donne così spietatamente, immaginare una madre tanto irresponsabile? L’età dell’autrice/autore è certa, almeno ai miei occhi: attorno ai settant’anni. Se descrivi così il Sessantotto e dintorni, devi averlo vissuto. Il luogo d’origine è scontato: Napoli, e mica la Napoli dei signori. E anche l’appartenenza al mondo editoriale, se no non potrebbe conoscerne così bene le dinamiche...."
Il Giardino di Fasti floreali

Da qui, una serie di informazioni di routine a partire dal solito Wikipedia:
"...Elena Ferrante è lo pseudonimo di una scrittrice o scrittore. Solo di recente si è scoperto con quasi certezza (sebbene manchi la conferma della casa editrice E/O) che dietro lo pseudonimo di Elena Ferrante si nasconde Anita Raja, traduttrice e studiosa, moglie di Starnone.
Dal suo primo romanzo, L'amore molesto, è stato tratto l'omonimo film di Mario Martone.
Dal romanzo successivo, I giorni dell'abbandono, edito nel 2002  è stata realizzata la la pellicola di Roberto Faenza.
Poi è stato pubblicato il primo volume del ciclo L'amica geniale, seguito nel 2012 dal secondo volume, Storia del nuovo cognome, nel 2013 dal terzo, Storia di chi fugge e di chi resta e nel 2014 dal quarto e conclusivo Storia della bambina perduta.
Nel 2012 le Edizioni E/O hanno riunito i primi tre romanzi della scrittrice (L'amore molesto, I giorni dell'abbandono, La figlia oscura), accomunati dal tema di un amore negativo, traumatico e destabilizzante, in un unico volume, Cronache del mal d'amore...."

identità e dintorni:
".....Senza aver mai svelato la propria identità, Elena Ferrante è una scrittrice apprezzata non solo in Italia e all'estero (in particolare in America, dove quattro suoi romanzi hanno trovato il favore del pubblico sotto la traduzione di Ann Goldstein, grazie alla casa editrice Europa Editions) e ha raccolto critiche più che positive oltreoceano da giornali prestigiosi, tra i quali anche il New Yorker.
La frantumaglia è un volume nato per soddisfare la curiosità del pubblico nei confronti dell'anonima scrittrice, in esso sono raccolte le lettere dell'autrice al suo editore, le poche interviste da lei concesse e le sue corrispondenze con lettori d'eccezione. Sua funzione principale è far comprendere al lettore i motivi che spingono l'autrice a rimanere nell'oscurità. La scrittrice stessa parla di un desiderio di autoconservazione del proprio privato, un desiderio un po' nevrotico di intangibilità, di mantenere una certa distanza e non prestarsi ai giochi giornalistici che tipicamente spingono gli scrittori a mentire per apparire come ritengono che il pubblico si aspetti. Ferrante è fermamente convinta che i suoi libri non necessitino di una sua foto in copertina né di presentazioni promozionali: devono essere percepiti come “organismi autosufficienti”, a cui la presenza dell'autrice non potrebbe aggiungere nulla di decisivo....."
I giorni dell'abbandono, Il giardino di fasti floreali

almeno lo stralcio di una trama:
"......Il romanzo comincia seguendo le due protagoniste bambine, e poi adolescenti, tra le quinte di un rione miserabile della periferia napoletana, tra una folla di personaggi minori accompagnati lungo il loro percorso con attenta assiduità. L'autrice scava nella natura complessa dell'amicizia tra due bambine, tra due ragazzine, tra due donne, seguendo la loro crescita individuale, il modo di influenzarsi reciprocamente, i buoni e i cattivi sentimenti che nutrono nei decenni un rapporto vero, robusto. Narra poi gli effetti dei cambiamenti che investono il rione, Napoli, l'Italia, in più di un cinquantennio, trasformando le amiche e il loro legame. E tutto ciò precipita nella pagina con l'andamento delle grandi narrazioni popolari, dense e insieme veloci, profonde e lievi, rovesciando di continuo situazioni, svelando fondi segreti dei personaggi, sommando evento a evento senza tregua, ma con la profondità e la potenza di voce a cui l'autrice ci ha abituati. Si tratta di quel genere di libro che non finisce. O, per dire meglio, l'autrice porta compiutamente a termine in questo primo romanzo la narrazione dell'infanzia e dell'adolescenza di Lila e di Elena, ma ci lascia sulla soglia di nuovi grandi mutamenti che stanno per sconvolgere le loro vite e il loro intensissimo rapporto...."

Buona Lettura

http://it.wikipedia.org/wiki/Elena_Ferrante
http://barbablog.vanityfair.it/2015/02/24/premiamo-elena-ferrante-e-il-suo-mistero/



martedì 10 marzo 2015

BEYOND BEAUTY di RICHARD AVEDON alla GAGOSIAN GALLERY di ROMA

Fasti Floreali

Una bella mostra fotografica a Roma tutta da vedere, BEYOND BEAUTY Oltre la Bellezza. La Gagosian Gallery di Roma in via Francesco Crispi, fino al 27 Aprile, mette in mostra la bellezza di sempre.... un viso, uno sguardo, un gesto. La bellezza effettiva è l’oggetto della ricerca fotografica di Richard Avedon. Una bellezza pura ed essenziale delle donne che ritrae nei suoi scatti; e poi l'eleganza, gli accessori, il portamento, la classe, ed infine la bellezza dell’immagine stessa.

Avedon: Beyond Beauty, la retrospettiva sul fotografo statunitense che la Gagosian Gallery Roma presenta dal 27 febbraio all’11 aprile 2015, sottolinea propriamente la forza della rappresentazione, creativa e scioccante al tempo, che Avedon faceva delle donne, dai ritratti intimi agli scatti di moda per Harper’s Bazaar, Vogue o The New Yorker. Da sempre attratto dai volti e dai corpi degli esseri umani, la mostra presenta la maggior parte delle fotografie di moda e molti dei ritratti femminili che caratterizzarono l’originale carriera di Richard Avedon.
(fonte: dal web)
fasti floreali

La galleria si trova nel centro della citta' tra Via Veneto e Piazza di Spagna.  Occupa circa 750 metri quadri ai piani terra e rialzato di un edificio del 1921 utilizzato in precedenza come banca.  Una delle caratteristiche salienti dello spazio e' una straordinaria sala ovale lunga 23 metri, larga 13 e con soffitti alti 6 metri.
Il progetto e' stato affidato all'architetto romano Firouz Galdo con la collaborazione dello studio inglese Caruso St John. La ristrutturazione ha trasformato lo spazio in una galleria per l'arte contemporanea dai contenuti tecnologici e di design di ultima generazione pur mantenendone il carattere storico.

Larry Gagosian afferma: ''Sono felice di aprire una galleria a Roma, da sempre una fonte di ispirazione insostituibile per gli artisti. Ci auguriamo di diventare parte della vita culturale di questa citta' straordinaria.''
Aperta nel 1979 da Larry Gagosian, Gagosian Gallery e' considerata una delle principali gallerie di arte moderna e contemporanea del mondo. Con l'aggiunta della galleria di Roma, gli spazi diventano sette: tre a New York, uno a Los Angeles e due a Londra.
 
La Galleria Gagosian si trova in Via Francesco Crispi 16, raggiungibile  da via del Tritone oppure da Piazza Barberini verso Trinità dei Monti di Piazza di Spagna.

fasti floreali

Fonte
http://www.gagosian.com/exhibitions/avedon--february-27-2015

martedì 3 marzo 2015

UNA SHOPPER MUST, LA CABAT DI BOTTEGA VENETA


Forse per chi non segue molto la moda, il termine CABAT, può non dire nulla, di certo le cose cambiano quando invece si incontra la sua immagine, su carta o dal vero. Sto parlando di un borsa, di una shopping bag o, come si dice anche di una Tote, ossia di una borsa dalle grandi dimensioni, adatta per lo shopping.
La particolarità di questa borsa è però la sua lavorazione, assolutamente artigianale, in cui delle fettucce sono intrecciate a formare il tessuto: la CABAT quindi, oltre che come un must va intesa anche come un prodotto realizzato da maestranze italiane, in laboratorio.



Bottega Veneta è un marchio di moda nato a Vicenza nel 1967, fondato da Michele Taddei e Renzo Zengiaro. Da subito il marchio ebbe un grosso successo a livello internazionale, tanto da essere amata dal Jet Set Newyorkese  e non solo. Le borse di Bottega Veneta vennero usate nel film “American Gigolò” dalla bellissima Lauren Hutton. Bottega Veneta non aveva mai usato loghi puntando sullo slogan “When your own initials are enough“; dopo alterne vicende, finalmente nel 2001 con l’acquisizione da parte del gruppo Gucci e l’arrivo di Tomas Maier, Bottega Veneta ritorna al successo.


 
Tomas Maier, il Direttore Creativo della griffe, ha puntato sulla lavorazione artigianale e sugli intrecci che, sono stati e sono anche oggi, il punto di forza e il segno distintivo della griffe. Tomas Maier ha inventato la Cabat ed ha riportato la griffe agli antichi splendori. La lavorazione della pelle di Bottega Veneta è fatta da maestri artigiani, infatti per realizzare una sola Cabat bag sono necessari 2 giorni di lavoro e due diversi artigiani, la peculiarità sta nel fatto che la Cabat è realizzata in pelle lavorata a mano come se fosse paglia ed è intrecciata sia all’esterno che all’interno.
Ogni anno sono prodotti solo 500 esemplari, rendendo così la tiratura limitata; i prezzi partono dai 2.100,euro


Dal sito "Bottega Veneta":
IN ORIGINE FU LA CABAT
La Cabat, primissima borsa disegnata da Tomas Maier al suo arrivo nel 2001, racchiude in sé il lusso discreto che contraddistingue Bottega Veneta. Sofisticata, senza tempo e funzionale, realizzata intrecciando a mano fettucce in pelle su entrambi i lati, è un esempio eccezionale di artigianalità. Ogni esemplare richiede due giorni di lavorazione da parte di due artigiani dedicati e si presenta senza fodera: il suo interno è infatti bello quanto l’esterno.
 
LA TECNICA DELL’INTRECCIO
Approssimativamente 100 fettucce – lunghe 1,60 mt ciascuna ed equivalenti a 12 pelli – vengono utilizzate per la Cabat in versione large. Il laborioso processo di creazione di una Cabat necessita di due abili artigiani e di due giorni di lavoro. Questa particolare lavorazione artigianale può essere eseguita soltanto in piedi e richiede una notevole forza fisica, soprattutto alle braccia, al fine di intrecciare perfettamente tutte le fettucce seguendo il preciso schema diagonale. 
 

domenica 22 febbraio 2015

Palazzo Ducale di Mantova: riapre la Camera degli Sposi del Mantegna



Finalmente, a partire dal 3 di aprile, sarà possibile visitare uno dei capolavori della pittura italiana, la Camera degli Sposi di Andrea Mantegna a Mantova. Chiusa dal 2012 a seguito dei danni riportati con il terremoto, la camera picta sarà di nuovo visibile ma solo su prenotazione e per gruppi coordinati. Certamente il Castello di San Giorgio sarà la solo la meta principale di un percorso che vi farà scoprire altre opere sensazionali di questa bella città d'arte.
Tutte le informazioni necessarie sono riportate qui di seguito con i link per gli approfondimenti.
Buon Viaggio!
 
La Camera degli Sposi, chiamata nelle cronache antiche Camera picta ("camera dipinta"), è una stanza collocata nel torrione nord-est del Castello di San Giorgio di Mantova. È celebre per il ciclo di affreschi che ricopre le sue pareti, capolavoro di Andrea Mantegna, realizzato tra il 1465 e il 1474. Mantegna studiò una decorazione ad affresco che investisse tutte le pareti e le volte del soffitto, adeguandosi ai limiti architettonici dell'ambiente, ma al tempo stesso sfondando illusionisticamente le pareti con la pittura, come se lo spazio fosse dilatato ben oltre i limiti fisici della stanza. Il tema generale è una celebrazione politico-dinastica dell'intera famiglia Gonzaga, con l'occasione dell'elezione a cardinale di Francesco Gonzaga.
 
ORARIO DI APERTURA
Il Palazzo ed il Castello osservano i seguenti orari:
martedì - domenica: 8.15 - 19.15 (ultimo ingresso ore 18.20)
Venerdì: 8.15 - 21.30 (chiusura biglietteria ore 20.30). Lunedì chiuso
 
DAL 14 FEBBRAIO È POSSIBILE PRENOTARE LE VISITE PER LA CAMERA DEGLI SPOSI
Il 3 aprile 2015, a due anni dal terremoto che danneggiò la torre nord-est del Castello di San Giorgio, la Camera Picta di Andrea Mantegna riapre al pubblico. Il capolavoro rinascimentaletorna a far parte del patrimonio artistico italiano accessibile ai visitatori dopo i lavori di adeguamento strutturale e antisismico dell'area danneggiata. 
 
INGRESSO GRATUITO LA PRIMA DOMENICA DEL MESE
Si ricorda che, a seguito dell'entrata in vigore del DM n. 94 del 27/06/2014 il Museo di Palazzo Ducale sarà visitabile gratuitamente la prima domenica di ogni mese. Non si effettuano prenotazioni per la visita al museo nelle domeniche ad ingresso gratuito.

 http://turismolento.blogspot.it/2015/02/la-camera-degli-sposi-mantova-dal-3.html?showComment=1424597212145#c1986474690157281665

venerdì 30 gennaio 2015

Una stanza senza libri è come un corpo senz'anima.



Questa frase (anche nella variante: "Una casa senza libreria è come un corpo senz'anima") è generalmente attribuita a Cicerone, ma non esistono prove in proposito. In lingua inglese, questa citazione è attribuita anche a Gilbert K. Chesterton: "A room without books is like a body without a soul"; secondo alcuni, Chesterton avrebbe semplicemente citato Cicerone. Non è da escludere che questa frase sia nient'altro che un detto di origine anonima al quale, come spesso accade, si è data la firma di un autore celebre per dargli maggior autorevolezza. A tal proposito, non si può non ricordare un proverbio abbastanza simile: "Una casa senza libri è come una stanza senza finestre".



 

Mi viene in mente in questo momento, che io possa già aver pubblicato un post sui libri, anzi ne ho proprio la certezza, ma.... tant'è, in questa sede di elogio concluderei dicendo che di libri "non c'è né mai abbastanza".
Quindi: Buona Lettura a tutti!!!









sabato 24 gennaio 2015

Le Borse di Paula Cademartori

PAULA CADEMARTORI 
“Le scarpe sono fatte per sedurre gli uomini, le borse per farsi notare dalle altre donne”

 


Dietro il successo delle sue creazioni, una visione estetica improntata sulla cura estrema per il dettaglio, che si accompagna alla scelta di realizzare l’intera produzione in Italia. Ogni borsa viene concepita come oggetto di design da collezionare e fare proprio. Sigillo prezioso di ciascun modello è una fibbia metallica, progettata personalmente dalla stilista, grazie al suo background nel mondo della gioielleria e dell’industrial design. Un raffinato marchio di fabbrica, una moderna visione di logo che esula dalle convenzioni del logo. 
 


Paula Cademartori è brasiliana, di Porto Alegre, con un’origine italiana e una fortissima passione per la moda fin da bambina, quando giocava ore e ore nell’armadio della nonna tra borse, bijoux e scarpe. Il suo percorso formativo inizia proprio in Brasile con la laurea in Industrial Design, “perché nella mia città l’approccio alla moda è strettamente legato al settore industriale”. 
 Il prodotto finale è l’espressione del puro Made in Italy di qualità in cui la stilista crede fortemente, a differenza forse di tanti italiani: “alla nuova generazione di imprenditori italiani manca la voglia di proteggere la cultura italiana, il prodotto interno. Io vendo soprattutto in paesi in cui le persone capiscono e condividono questa filosofia, perché hanno la cultura di capire che in Italia c’è un savoir faire che non c’è da nessun’altra parte”.Ovviamente un prodotto di questo tipo ha un costo elevato per il mercato, ma una borsa Cademartori è destinata ad una “donna sofisticata che sa apprezzare la qualità e non compra per il marchio ma perché le piace il prodotto. Inoltre, in tempo di crisi,  l’acquisto è un atto ponderato che dovrebbe prediligere la qualità come investimento sulla durata del prodotto”.

 
 
 

 http://www.paulacademartori.com/it/


lunedì 12 gennaio 2015

Tiffany_ Wiil you? Perchè no?

Testo ripreso per intero da Pambianco News_ link alle fine del post


Svolta pubblicitaria per Tiffany che, nella sua nuova campagna, ritrae per la prima volta nella storia dell’azienda anche l’amore tra due persone dello stesso stesso. L’adv dal titolo ‘Will you’, scattata dal fotografo tedesco Peter Lindberg, immortala sette momenti di vita di coppie in diverse fasi delle loro relazioni. In una immagine, ci sono anche due ragazzi omosessuali che stanno per sposarsi. “Le foto sono una celebrazione dell’amore moderno, mentre creano scene che mostrano come l’amore si presenta in una varietà di forme”, ha detto la portavoce dell’azienda, Linda Buckley. Che ha aggiunto, riguardo all’immagine gay, che i protagonisti sono una coppia newyorchese ritratta nella sua vita ‘reale’ e non due modelli. La scelta di Tiffany segue quella di altri brand nel supporto all’amore omosessuale: in passato, si ricordano i casi di J.Crew, Gap e Banana Republic che rappresentavano due persone dello stesso sesso innamorate. Questa è però la ‘prima volta ‘ di un marchio di gioielli e del lusso.

http://www.pambianconews.com/2015/01/12/tiffany-sdogana-lamore-omosessuale-166664/